







Counter Print
Eight:48's fifth issue, 'Counter-Print: Cover to Cover',
is all about books!
Their design, the collecting of them and the storing of them.
Typography rules!
For me, one of the most awesome and most successful work
for a corporate design with almost only typography…
when you imagine: this was for a theater, where images normally rule.
«Die Burg» is the most influential playwright’s theater
in German-speaking Europe.
The studio Raffinerie developed its new corporate design
based on an infinitely variable logo system that expresses
a passion for wordplay. Each permutation tells its own story.
The «Neutra Face» font was derived from a prototype
by Austrian architect Richard Neutra.
by a great graphic-design studio based in Zurich: Raffinerie







We should shine a light on, a light on
And the book of right-on's right-on, it was right-on
We should shine a light on, a light-on
And the book of right-on's right-on, it was right-on
I killed my dinner with karate
Kick 'em in the face, taste the body
Shallow work is the work that i do
Do you want to sit at my table
My fighting fame is fabled
And fortune finds me fit and able
And you do say - oh oh
That you do pray - oh oh
And you say that you're okay
And do you want to run with my pack?
Do you want to ride on my back?
Pray that what you lack does not distract
And even when you run through my mind
Something else is in front, oh, you're behind
And i don't have to remind you to stick with your kind
And you do say - oh oh
That you do pray - oh oh
And you say that you're okay
And even when you touch my face
You know your place
And even when you touch my face
You know your place
And we should shine a light on
A light on
And the book of right-on's right-on
It was right-on
And we should shine a light on, a light on
And the book of right-on's right-on, it was right-on
Marco Bertozzi va a Venezia! Auguri!
Biennale di Venezia 2011
Padiglione Italia/Accademia
Tese di San Cristoforo all'Arsenale n. 92-93-94
04 /06 - 31 /10 2011












japanese-design-genius
Shigeo Fukuda (born in 1932 in Tokio)




functional, fanciful, bewilderingly intricate, or disarmingly simple, the work of this artist is always flavored with that pinch of mischievous humor which we have come to recognize as his mark. wether he is cutting out paper dolls, solving problems in combinatorial geometry or optical illusions, making simple drawings, or figuring out some highly complex sculptural puzzle, this same whimsical spirit prevails.
Noi sereni e semplici o cupi ed acidi,
noi puri e candidi o un po' colpevoli
per voglie che ardono:
noi cerchiamo la bellezza ovunque.
E noi compresi e amabili o offesi e succubi
di demoni e lupi, noi forti ed abili
o spenti all'angolo:
Noi cerchiamo la bellezza ovunque.
E passiamo spesso il tempo così,
senza utilità (quella che piace a voi)
senza utilità (perché non serve a noi)







Minimalist-poster-series-popular-tv-shows
Good Design
Piselli
Pillole alimentari di diversi diametri, confezionate in astucci bivalve molto eleganti per forma, colore, materia, semitrasparenza e semplicità d'apertura.
Sia il prodotto stesso che l'astuccio e l'adesivo derivano tutti da una unica origine di produzione. Non quindi lavorazioni diverse su materiali diversi da montare poi in una successiva fase di finitura, ma una programmazione di lavoro molto esatta, certamente frutto di un lavoro di gruppo (team-work).
L'oggetto è monocromo ma con sensibili variazioni di tono, ciò gli dà un aspetto appena sofisticato, che però incontra anche il gusto dei consumatori più lontani da una cultura attuale. Il colore è un verde, un certo verde molto noto sotto la denominazione popolare di "verde pisello", colore abbastanza bene calcolato fin dall'inizio della produzione e non più cambiato a tutt'oggi. Questo colore ha determinato influenze cromatiche anche nella moda e nell'arredamento intorno agli anni 20-30.
La forma delle pillole è abbastanza normale benché ci si sia preoccupati di variarle di diametro; ciò che invece risalta per l'originalità, e nello stesso tempo la semplicità della concezione, è l'astuccio: la sua funzione prende forma in due elementi uguali e simmetrici, come si usa progettare oggi per ragioni di economia produttiva, concavi quanto basta per contenere le pillole di cui hanno già l'impronta sia della forma che del numero e della disposizione. I due elementi sono uniti, a perfetta tenuta, da un adesivo che svolge una doppia funzione: come cerniera-molla dal lato minore e come semplice adesivo dal lato più lungo. Tenendo l'astuccio "di coltello", come si dice, tra l'indice e il pollice e facendo una leggera pressione con i polpastrelli, l'astuccio si apre di scatto e mostra le pillole tutte bene allineate in ordine di grandezza. Le pillole potrebbero cadere a terra ma una puntina di adesivo le trattiene così che si possano staccare quando si vuole anche solo toccandole con un dito.
Una delle caratteristiche tipiche di queste produzioni è la variazione nella serie. Problema molto discusso nei vari congressi mondiali di Designers: nella progettazione di un oggetto di grandissima produzione dobbiamo tener conto dei gusti del pubblico e proporre possibili variazioni al modello così da aumentare le vendite accontentando un maggior numero di compratori? Nel caso della produzione dei piselli si riscontra forse una eccessiva varietà: pur conservando rigorosamente forma e colore, si possono trovare in commercio contenitori da dozzine di pillole, da dieci, nove, otto... fino a contenitori da un pisello. Eccessiva variazione e, in definitiva anche un certo spreco. E poi chi compera un pisello solo e, ancora, lo esige nel suo contenitore? Eppure da migliaia di anni questo oggetto continua a essere prodotto in questo modo; il consumatore non fa caso a questi particolari. Comunque è probabile che questa eccessiva variazione sia il risultato di un errore nella ricerca di mercato, certamente fatta prima di stabilire una così grande produzione e in uso ancora oggi per negligenza burocratica.
Anche in questo caso nessuna concessione stilistica di un ormai superato gusto del bello classico o moderno secondo le ultime correnti artistiche, nessuna compiacenza sculturale, nessun facile antropomorfismo, ma un dosato gioco dimensionale delle singole parti. L'oggetto si inserisce con onore nella tradizione tecnologica di una produzione calcolata sia pure con estremo rigore ma non senza calore umano e sociale e, si può forse dire, con un leggero senso di humor.
di Bruno Munari